• “Fisioterapisti e social network: quanto conta starci dentro?”

    “Fisioterapisti e social network: quanto conta starci dentro?”

    Oggi vorrei riflettere sul fenomeno social che sta letteralmente investendo il mondo della riabilitazione. Sono una fisioterapista e sto sui social ma forse è il caso di dire innanzi tutto che sono una ragazza e sto sui social. Di certo la personalità che mi sono costruita sulla piattaforma ha avuto diverse fasi di sviluppo e ritengo di aver maturato allo stato attuale un’idea un po’ più consapevole dei meccanismi spesso ingannevoli, superficiali e approssimativi, subdolamente imposti dalla moda del social network applicata alla fisioterapia. Non tengo il conto di quanti gruppi seguo, né del numero di gruppi a cui sono stata aggiunta senza volerlo, né di quanti ne esistono ai quali vorrei o meno essere iscritta perché sono davvero tanti. Ognuno su questi gruppi dice la sua, si pubblicano un sacco di casi clinici, si condividono riflessioni sul nostro lavoro, qualcuno pubblica qualche foto o video di pazienti, trattamenti, disfunzioni, referti diagnostici, si discute di tecniche di marketing, si propongono corsi, si riflette sulla collaborazione professionale e si chiedono consulti ad altri specialisti, si criticano gli abusivi, si compete con gli osteopati e si litiga, si litiga un sacco, ci si banna, ci si trolla e poi ci si erge a guru, a buon pastore, qualche volta anche a star del cinema con la riabilitazione a puntate, a tuttologi o a intermediari della vendita. In definitiva c’è talmente tanto da fare che c’è da chiedersi: “ma se stai dietro a tutto questo, quando trovi il tempo di fare il fisioterapista?”

    Dicono però che è necessario perché bisogna aggiornarsi e star dietro alle moderne strategie di comunicazione per procacciarsi i pazienti, perché il nostro lavoro è duro, non si lavora abbastanza, troppa concorrenza e poi, in questi gruppi lo si sa bene, il ladro del lavoro è dietro l’angolo.

    Menomale allora che i social ci confortano: se hai il dubbio su quante sedute di magnetoterapia e relativo minutaggio siano necessarie per avere effetti REALI o su cosa ci puoi fare con la laurea biennale specialistica o se è meglio preferire la tecar o le onde d’urto nella tendinopatia dell’achilleo basta chiedere in questi gruppi. L’effetto è immediato: centinaia di visualizzazioni del post, valanghe di like, centinaia di commenti e ti risparmi la noia di fare una ricerca su canali convenzionali di ricerca scientifica o editoriali aggiornati sulle questioni dell’inquadramento professionale e poi ti fai un sacco di amici, di quelli importanti, amici che riescono a farti scontare l’acquisto dei lettini, dei libri e magari anche della carta igienica dello studio. Tutto semplificato. Bisogna solo aver la pazienza di leggere l’ottantina di commenti che seguono e star lì a seguire il naturale evolversi delle relazioni (che può durare anche giorni) con la speranza di trovare sempre la risposta certa e reale per il proprio paziente. È semplice entrare nelle grazie degli amministratori di questi gruppi, basta mettere “mi piace” un po’ qua e un po’ là, condividere tutto e il contrario di tutto, individuare quelli che “contano”, non contraddirli mai e non domandare troppo(questa è la cosa in assoluto più difficile) per non uscire fuori tema  e fuori dal gruppo…anche perché obiettivamente, la puoi anche pensare diversamente riguardo a una questione, ma se il gruppo ti da LA RISPOSTA  è un peccato restarne fuori per un atto di stupida insolenza e poi si sa che un po’ di umiltà è sana fra colleghi. Insomma parliamo di gruppi dalle mille risorse in cui basta scrivere “cerco ftp bravo in Basilicata” per trovarne uno superbravo con decine di referenze “social”. Ovviamente non importa che in queste comunità le decine di migliaia di membri si conoscano davvero tutti o che si siano confrontati sul campo perché nei gruppi di fisioterapia bisogna far numero e lo sanno tutti che sono i numeri grossi a contare.

    Ci sto dentro a questi gruppi perché ogni tanto mi diverte e mi incuriosisce ma vorrei al contempo non esistessero perché spesso mi rattristano e a volte mi creano inquietudine. Alla fine allora ci sto dentro ma è come se non ci fossi, non partecipo, non lascio né like né commenti, non sfrutto i suggerimenti né gli sconti sugli acquisti,semplicemente ogni tanto leggo qualcosa e ci rifletto in silenzio fra me. Io ci provo a essere una ragazza social ma proprio fisioterapista social in questo modo non ce la faccio! Non farò paternali sul fatto che siamo professionisti, non citerò il profilo professionale, né decreti, né piani di studi non tenterò di spiegare strategie di ricerca in letteratura, non farò confronti con colleghi di altre specializzazioni, ma una precisazione mi è dovuta: le risposte che incessantemente ricerchiamo nel nostro lavoro non le dobbiamo agli amici di facebook ma solo ai nostri pazienti. I pazienti sono quelle persone che si rivolgono a noi aspettandosi competenza, serietà, professionalità e attenzione per risolvere il loro stato di malessere e, se non siamo in grado di rispettare la nostra intelligenza, prima di cadere in questi stupidi circoli del chiacchiericcio, dovremmo quantomeno rispettare il loro reale e serio bisogno di salute. Auspico un miglior modo di usare la comunicazione fra fisioterapisti attraverso questi mezzi e un miglior modo di apparire all’utenza perché secondo me continuando così non smetteremo mai di essere scambiati per comuni praticoni.

     

    Alessandra D’Anna-Vicecoordinatore Gruppo Studio e Ricerca ATC®

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