• REPORT su: “EBM in Riabilitazione: applicabilità e criticità nella pratica clinica”- Primo Convegno del GSR ATC®

    REPORT su: “EBM in Riabilitazione: applicabilità e criticità nella pratica clinica”- Primo Convegno del GSR ATC®

    In data 26 Novembre 2016 ha avuto luogo il  primo convegno, organizzato dal Gruppo studio e ricerca ATC®, dal titolo “EBM in Riabilitazione: Applicabilità e criticità nella pratica clinica” presso il Dipartimento di Informatica e Matematica dell’Università di Catania. Il convegno ha introdotto la platea, composta da medici e fisioterapisti, a tematiche inerenti la ricerca clinica in riabilitazione e la pratica clinica basata sulle evidenze, dando particolare enfasi al processo di ricerca, valutazione ed implementazione degli studi scientifici in letteratura.
    L’obiettivo del convegno è stato quello di valorizzare la categoria dei fisioterapisti, in termini di dignità e professionalità, oltre a favorire la crescita professionale del singolo, sottolineando l’importanza dell’acquisizione di competenze in ambito EBM.

    Rivolgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti alle autorità intervenute: il Dott. Salvatore Longo in rappresentanza del Sindacato Professionale Italiano Fisioterapisti Area Riabilitativa che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa formativa proposta nell’individuazione e determinazione delle competenze del fisioterapista come strumento di discriminazione da personale non competente e non riconosciuto; il Prof. Francesco Pappalardo, Professore di Informatica presso l’Università degli Studi di Catania, che ha sostenuto l’importanza dell’interdisciplinarietà in ambito di ricerca clinica in riabilitazione con l’obiettivo di sviluppare percorsi di cura più precisi e più sicuri; il Presidente dell’associazione ATC®, Dott. Giuseppe Cultrera che con grande entusiasmo ha presentato il Gruppo Studio e Ricerca sottolineando la necessità di entrare nel merito delle tematiche riguardanti la ricerca clinica e la fisioterapia basata sulle evidenze per   capire meglio quanta scienza c’è in riabilitazione e quanto di ciò che le proposte formative insegnano è scientifico.

    La prima relazione ha narrato le origini della ricerca clinica, ripercorrendo i momenti storici salienti e i personaggi più influenti dagli anni ’60 alla nascita dell’EBM, negli anni 90’, e ha definito le motivazioni che hanno dettato la creazione di questo movimento e la sua diffusione massiva ed esponenziale a livello internazionale. La diffusione dei concetti EBM alla pratica clinica in fisioterapia ha individuato nel “processo di decisione clinica basato sulle evidenze di alta qualità, sulle preferenze del paziente e sulla conoscenza derivata dalla pratica, in uno specifico contesto sociale, politico e culturale” la competenza core del fisioterapista che opera secondo EBP. Per tale motivo è stato definito il concetto di evidenza scientifica, ovvero quel prodotto della ricerca clinica di alta qualità che si fregia delle caratteristiche metodologiche necessarie affinché i suoi risultati siano potenzialmente  trasferibili nella pratica clinica. Le prime relazioni hanno mostrato una panoramica generale della metodologia di ricerca clinica secondo il modello quantitativo.
    Delineata una linea generale sull’argomento, le relazioni sono entrate nel vivo delle procedure che regolano una pratica basata sulle evidenze, illustrando come formulare un quesito clinico, come ricercare un articolo scientifico, come valutarlo criticamente ed infine implementarlo nella pratica clinica.
    L’ultima relazione è stata il ponte tra applicabilità e criticità della pratica clinica basata sulle evidenze e più volte è stato ribadito  come questa implichi sempre l’ integrazione dell’esperienza professionale e delle preferenze dei pazienti. A conclusione sono state approfondite delle tematiche  vicine al pensiero critico condiviso all’interno del GSR ATC® riguardanti in particolare gli ostacoli dell’EBM e i punti critici della ricerca clinica in riabilitazione.
    Ad oggi la conoscenza derivata dalla letteratura scientifica è  la principale fonte di aggiornamento in ambito sanitario e l’uso di questa non può più essere considerato semplicemente un valore aggiunto alle competenze trasversali del professionista, ma deve essere condizione necessaria per arrogarsi lo status di professionista sanitario. Per tale motivo il riabilitatore deve possedere la capacità di individuare e discernere le informazioni presenti in letteratura. Dobbiamo tuttavia ammettere che talvolta la consultazione delle pubblicazioni, seppur valide e rilevanti clinicamente, non riesce a dare risposta al quesito clinico né tantomeno ad orientare la decisione clinica. Senza entrare nel merito delle motivazioni che si nascondono dietro agli ostacoli di una pratica clinica basata sulle evidenze, è indubbiamente necessario riflettere sulla notevole distanza tra la ricerca clinica e la pratica clinica. La tendenza a semplificare ed idealizzare il contesto clinico ,  propria della ricerca clinica, sembra fallire in molti ambiti della riabilitazione di fronte alla complessità del sistema paziente-operatore, poiché la persona malata richiede tacitamente unicità, soggettività, personalizzazione del percorso di cura come fosse un vestito cucito ad arte sul suo corpo e sulla sua esistenza modificata dalla malattia; dunque risulta piuttosto complesso interpretare risultati di studi campionari con l’obiettivo di individuare una scelta terapeutica individuale nella pratica clinica. D’altro canto l’intervento riabilitativo nasce sul campo clinico e non in laboratorio. Sembra quindi doveroso prendere atto del fatto che fin quando si continuerà ad utilizzare in riabilitazione solo un modello di ricerca quantitativo, proprio della disciplina farmacologica, la letteratura non potrà mai rispondere in maniera esaustiva ai quesiti clinici riabilitativi e la categoria non potrà mai  avvalersi di strumenti validi atti a migliorare la qualità delle cure fornite agli assistiti.

    Durante lo svolgimento del convengo è stata rivolta massima attenzione da parte degli auditori ai concetti esposti dai relatori e, nonostante l’alto livello di complessità, la comprensione è risultata più che buona.  Il convegno ha rappresentato un’ottima occasione di confronto fra colleghi, un importante momento di condivisione e discussione su tematiche di altissimo interesse riabilitativo ed un intenso stimolo ad adeguare la propria pratica clinica agli alti principi di approfondimento, aggiornamento e condivisione di informazioni utili alla pratica clinica che stanno alla base dell’EBP.

    Il Coordinatore G. Mangano.

     

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