• PERCORSI UNIVERSITARI E REGOLAMENTI: CHE FISIOTERAPISTI FORMANO I NOSTRI ATENEI?

    PERCORSI UNIVERSITARI E REGOLAMENTI: CHE FISIOTERAPISTI FORMANO I NOSTRI ATENEI?

    Ci siamo mai chiesti chi decide il nostro percorso formativo di fisioterapisti nelle nostre università e quali sono le norme e i principi che regolano questi percorsi? Nel confronto fra colleghi sovente si apprezzano differenze nella formazione di base, sia fra chi compie il percorso insieme (per una fisiologica variabilità inter-studente), ma soprattutto fra laureati in diversi atenei d’Italia.
    Il principio che regola lo sviluppo dei nostri corsi di laurea si fonda sulla piena realizzazione dell’autonomia didattica delle università sancita in prima istanza dal decreto ministeriale 270/04 e specificata nei conseguenti decreti 16 Marzo 2007 sulle classi delle lauree e delle lauree magistrali. In particolare si definisce classe di corso di studio l’insieme dei corsi di studio dello stesso livello aventi gli stessi obiettivi formativi qualificanti e le conseguenti attività formative indispensabili. Si parla di obiettivi formativi qualificanti dunque in riferimento alla classe. Per quel che ci riguarda, il Decreto Interministeriale (MIUR di concerto al Ministro del Lavoro, della Salute e delle politiche Sociali) 19 febbraio 2009 n. 119 determina le classi delle lauree delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, della riabilitazione, tecniche e della prevenzione i cui corsi sono istituiti e attivati dalle nostre scuole di Medicina e Chirurgia. Gli obiettivi formativi qualificanti definiscono l’insieme di conoscenze e abilità che caratterizzano il profilo culturale e professionale ben definito dal D.M.14 settembre 1994, n. 741, il nostro caro Profilo professionale del Fisioterapista. In questo insieme sono distinte due tipologie di attività formative(a.f.):
    a.f. in uno o più ambiti disciplinari relativi alla formazione di base;
    a. f. in uno o più ambiti disciplinari caratterizzanti la classe.
    Il 50% dei CFU da riservare a ogni attività formativa e ad ogni ambito disciplinare è determinato da decreti ministeriali (nello specifico il decreto 119/09 sopra citato)ed è quindi uguale per tutti in tutta Italia. Queste decisioni sono frutto delle consultazioni del CUN (Consiglio Universitario Nazionale, organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario), dei Presidenti delle Conferenze dei Presidi delle facoltà interessate, dei Presidenti degli Ordini professionali interessati e dei Presidenti delle Associazioni professionali. Esse definiscono quelle che sono denominate “attività formative indispensabili”. La rimanente parte, ovvero gli obiettivi formativi specifici dei corsi di studio, i curricula, i crediti assegnati a ciascuna attività formativa e le caratteristiche della prova finale per il conseguimento del titolo di studio, è determinata dai regolamenti didattici di ateneo, pertanto cambia da ateneo ad ateneo. Infine i Regolamenti didattici dei corsi di studio ne specificano gli aspetti organizzativi (Decreto 22 ottobre 2004 n.270).
    La vera nota dolente per quel che ci riguarda è la mancanza di un ordine professionale che esprima pareri, di concerto agli organi universitari competenti, riguardo a quale siano i fabbisogni formativi dei nostri studenti. Ciò vale sia per quanto riguarda le già nominate “attività formative indispensabili” che per quel 50% che esprime la piena autonomia didattica delle università. Riconosciamo all’A.I.Fi. (Associazione Italiana Fisioterapisti) il merito di essersi proposta con forza come interlocutore dei diversi livelli istituzionali sul tema della formazione di base e sui conseguenti contenuti professionali, particolarmente in tema di autonomia, responsabilità ed esercizio professionale e di essersi avvicinata con opportuni manifesti ai Corsi di Laurea in Fisioterapia. Tuttavia, l’A.I.Fi stessa riconosce nel Policy Statement A.I.Fi. approvato dalla Direzione Nazionale il 05 marzo 2017, che i percorsi di studio sono difformi sul territorio nazionale, che è poco diffusa la progettazione dei corsi di studio in riferimento ai documenti condivisi di Core Competence e Core curriculu, che i CFU dedicati ad insegnamenti specifici e professionalizzanti sono pochi in troppi corsi di laurea, e che l’assenza di una terminologia comune identificativa degli insegnamenti e l’assenza di linee guida Nazionali per la stesura dei programmi didattici rende difficile conoscere i contenuti dei programmi di studio per poter incidere sulla loro ridefinizione. Potremmo dunque, un po’ semplicisticamente, affermare che nei labirinti segnati dagli atti amministrativi che “per concetto” sposano da una parte l’autonomia didattica e dall’altra l’armonizzazione e la convergenza delle architetture dei sistemi nazionali sulla scia di standard europei, in Italia ci si ritrova a fare un po’ come ognuno vuole. Prendere atto di ciò di certo non ci fa onore come singoli fisioterapisti né ci “rimpinza” di dignità professionale. Eppure forse, noi giovani laureati (ho la pretesa di far ancora parte di questa categoria), pieni di curiosità e “infarinati” per bene da questa formazione molto generalistica ci salviamo perché riusciamo a brillare in molti contesti, proprio per la fiamma viva che ci rende profondamente innamorati di uno dei lavori più belli del mondo. Purtroppo però io vedo chiaramente questa fiamma scemare di giorno in giorno e ritengo che la beffa, come categoria, la subiamo a partire dal giorno successivo all’abilitazione, da quando diventiamo liberi di approfondire o non approfondire, specializzarci o non specializzarci, renderci esperti o non renderci esperti; il tutto senza alcun tipo di orientamento amministrativo che definisca la collocazione della figura del fisioterapista in un ordine, che eserciti il controllo sugli iscritti a un albo e che ne verifichi il sussistere dei requisiti di professionalità rispetto all’aggiornamento dei contenuti nell’ambito scientifico fisioterapico e al mutare delle esigenze sanitarie, nell’oceano dell’abusivismo e nel frastuono generato da presunte nuove professioni sanitarie.

    Dott.ssa D’Anna Alessandra, vicecoordinatore Gruppo Studio e Ricerca ATC®.

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